Pizzo Camino

11/6/2017

Prima uscita dell’anno in stile estivo per me e per gli altri Sbombati Luca, Marco, Michela e Albo! Smacchinata rapida rapida in quel di Schilpario per salire ai 2491 metri del Pizzo Camino. 

Dopo una falsa partenza per colpa del capogita che non sapeva da dove partire (non ero io eh), prendiamo il ripido sentiero 423 che porta al passo di Cornabusa a 1940 m. Da qui svoltiamo verso i contrafforti occidentali del Camino, da aggirare per raggiungere il ghiaione di salita. La bella vista sulla conca sottostante dominata da pareti strapiombanti è superata soltanto dalla soddisfazione di usare il termine contrafforti in questo articolo come se sapessi di preciso cosa volesse dire.

Cazzate a parte, torniamo ai nostri ghiaioni, che ci faranno compagnia durante un po’ tutto il tragitto. A proposito di ghiaioni e di compagnia, condividiamo la salita con un simpatico ragazzo che si aggrega a noi per arrivare in vetta. Dopo la faticosa salita fra plocchi di varia pezzatura, troviamo della neve nel canalino finale che, seppur bagnata, rende un po’ più ostico l’accesso alla cima senza almeno una picca o un paio di ramponi nello zaino. Il nostro socio, purtroppo non attrezzato, si offre di aspettarci per la discesa, ma lo avvisiamo che sarebbe andata per le lunghe e di non curarsi di noi. Nel caso che qualcuno di voi lo ritrovasse ancora lì in cima al ghiaione, vi preghiamo di avvisarlo che siamo già rientrati. A buon rendere, Tommy!

Chi con la picca e chi invece ancora col maledetto vizio del rampone, si raggiunge la cima. Da qui la vista è spettacolare: a Nord si possono ammirare le nuvole, a Est le nubi, a Sud le nebbie e ad Ovest le foschie. Purtroppo il bel tempo non ci lascia pace e tocca sorbirci, seppur per poco, la vista della Presolana, del Diavolo di Tenda, del Redorta, del Coca e altri. Abbiamo fatto pure delle foto! 

Per la discesa optiamo per il ripido e impegnativo versante camuno puntando alla deviazione tattica in quota verso il passo di Varicla. Deviazione tattica significa teoricamente partire da quasi 2500 m e, scendendo gradualmente di quota, raggiungere il passo alto 2097 m. In pratica significa scendere di quasi 800 m fino al Rifugio Laeng (1760 m) per poi risalire di altri 400: un’autentica mazzata. Ma ormai siamo in ballo, si fa 30 e facciamo 31. Non prima di qualche birra mista al rifugio per reidratarsi e  tirare su il morale a Lucone. Meritevole comunque la visita alla vallata del rifugio.

Riprendiamo la camminata impostando il passo “lent e seguent”, bravo Marchino a dettare la marcia! In un’ora di salita raggiungiamo il fatidico passo Varicla, che altro non è che uno stretto intaglio fra le rocce. La discesa verso Schilpario passa per un lungo ghiaione. In circa mezz’ora, passata per lo più rotolando e facendo rotolare a nostra volta qualsiasi sasso, frigorifero, animale o pianta si trovasse sotto i nostri poveri scarponi, raggiungiamo i pascoli sopra Schilpario. 

Ed eccoci al momento clou della giornata: il Paruch. Col cinismo e l’occhio di falco del fungaiolo navigato, Lucone fa incetta di spinaci selvatici e riempie una borsa più grande dello zaino che si porta sul groppone. Io e Marchino, invece, ci dobbiamo accontentare di qualche fogliolina. Sembrava Bob Marley.

Finito il raccolto, ci incamminiamo di nuovo e scendiamo verso il nostro punto di partenza attraverso le vecchie piste di discesa di Schilpario. Il giro è stato lungo e stancante ma la soddisfazione è grande, specialmente per il nostro Albo che non ha mai mollato! Alè!

A presto, con un articolo sssientifico sul Paruch: state tuonati!

PS: Michi, obiettivo di quest’anno: un giro senza nuvolo! Io ci credo!

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