Trekking 2017 – TRIGLAV

Per il decimo compleanno del Trekking, cosa c’è di meglio che regalarsi una bella smacchinata mattutina di 600 km, magari varcando anche il confine sloveno? Forse il Confinale, ma questa è un’altra storia. Il vero regalo è stato invece lo sponsor tecnico di cui non diremo il nome (Adidas) e quindi un grosso grazie a Fabio per l’operazione di marketing. Caricati pulmini e macchine, partiamo per il Triglav!!!

1° Giorno

Partenza dal parcheggio di Planina Blato (1147 m), in fondo a una lunga strada tutta curve che parte dal paese di Stara Fuzina. Prendendo quota per boschi, pascoli e baite carataristiche riceviamo il battesimo della Slovenia con un bello sgrol in piena regola. In circa tre ore, con piccolo errore di marcia incluso, raggiungiamo la nostra prima tappa, il rifugio Vodnikov Dom (1817 m). 

Già alle prime battute tira una brutta aria: arrivati alle 6 di sera lavati dalla testa ai piedi, ci sentiamo dire di fare in fretta perchè la cucina alle 8 chiude. L’esperienza mistica al rifugio continua nelle stanze e, soprattutto, a cena, là dove i crauti e le portate distribuite a caso sono all’ordine del giorno. La cena effettivamente meriterebbe un capitolo a parte ma, siccome non siamo su Tripadvisor, meglio proseguire. Lascio ai lettori la libertà di chiedere il parere dei commensali! A tenere alto il morale ci pensa il redivivo Boia con le sue storie epiche sugli ultimi due anni da collegiale pavese DOC, showman nato. Andiamo a dormire nell’impraticabilissima camerata del sottotetto in vista della difficile giornata che ci aspetta nell’indomani, in cui affronteremo la colazione al rifugio prima e la vetta poi.

2° Giorno

Dopo una colazione difficoltà EE (Escursionisti Esperti, prestare attenzione al patè di carne umana), ci incamminiamo verso la cima Coppi del percorso.

Attraversiamo prima un sentiero panoramico in mezza costa fino a raggiungere un ampio spiazzo, il Konjski Preval (2020 m), posto ai piedi del massiccio. Da lì in un’ora circa raggiungiamo lungo una salita al sole il rifugio Triglavski Dom Na Kredarici (2515 m), passando per il bell’anfiteatro morenico a est della cima. Il rifugio, oltre ad avere un nome che manderebbe in difficoltà anche i logopedisti più esperti, è il classico punto di partenza per la ferrata, quindi indossiamo imbrago e cordino e ci avviciniamo all’attacco.

Il sentiero è ben attrezzato e non particolarmente impegnativo e la lunga carovana orobica si fa spazio senza problemi fra le catene e gli altri numerosi gruppi in salita. Dopo l’ultimo tratto in cresta raggiungiamo finalmente la vetta del Triglav (2864 m), montagna più alta delle Alpi Giulie e di tutta la Slovenia.

Panorama del tutto nuovo praticamente per tutta la ciurma anche se in lontananza, in giornate molto limpide, si possono vedere alcune cime delle Dolomiti, tra cui la Marmolada, nostra meta dell’anno scorso. Purtroppo qualche nebbia di troppo ci ha coperto parte della vista da questa grande vetta.

Per la discesa decidiamo di prendere un sentiero attrezzato lungo il versante sudovest, sempre piuttosto semplice ma un po’ più esposto in alcuni tratti rispetto a quello di salita. Alla fine di questo tratto ricompattiamo il gruppo, togliamo gli imbraghi e ci godiamo un veloce sentiero senza grossi dislivelli che ci porta al secondo rifugio, il Trzaska Koca (2151 m).

In questo rifugio manca l’acqua, quindi conviene compensare con la birra, almeno per bere. Per lavarsi, invece, si può usare la radler che profuma anche di limone, altro che salviettine! In molti comunque rinunciano a lavarsi riscoprendo il piacere di sapere di becco. D’altronde la cima appena conquistata ti dà un po’ la soddisfazione dell’animale! Altra peculiarità del rifugio: quei grossi ventilatori che dovrebbero servire ad allontanare gli odori dalle latrine esterne non funzionano… che udur! E non date retta agli ingegneri che dicono che si trattano di semplici pale eoliche! Fortunatamente ci viene servita una cena un po’ più “normale” di quella precedente, giusto per andare a letto un tranquilli.

3° Giorno

Ci lasciamo il rifugio alle spalle per salire una breve vallata ghiaiosa, al di là della quale si trova un pianoro  lunare ai piedi del monte Kanjavec (2568 m) posto in testata alla Valle dei Sette Laghi. I primi due che incontriamo sono classici laghetti d’alta montagna, molto limpidi e con riflessi verdi e azzurri.

Man mano che scendiamo torniamo nel bosco e, in fondo alla valle, raggiungiamo il terzo e ultimo rifugio, il Koca Pri Triglavskih Jezerih (1685 m), incastrato fra altri due dei sette laghi immersi nel bosco. Anche il nome questo rifugio è piuttosto impronunciabile e molti di noi lo ricorderanno come “quello dei due laghi”. Tappa corta quella di oggi, a parte per Enrico, Angelo e Michele che la ripercorrono andata e ritorno per recuperare il cellulare di Enrico rimasto al Trzaska Koca! Ma loro sono grandi atleti, nessun problema! Il resto del gruppo, invece, si dedica ad altri sport di montagna, tipo buttare sassi nel lago, buttarsi nel lago e… nascondino! 

Almeno fino a quando la pioggia ce li concede, a quel punto ci tocca ripiegare sulle carte in attesa della cena. Due giorni di cucina slovena hanno messo alla prova i nostri stomaci e, al terzo, molti sono costretti a issare bandiera bianca. A dare i colpi di grazia brodini di carne sospetti e una pastura delle galline con latte acido che, non si sa come, Lanfra pare abbia apprezzato particolarmente. Dopo cena ricomincia la fase giochi. C’è chi si diletta in nuovi giochi di carte molesti (già il nome è un programma: quarto di porco), chi gioca alla classica, ma non per questo meno molesta, briscola chiamata e chi si appiccica foglietti di carta in fronte per indovinare il personaggio, vero gioco boom di questo Trekking. Basti pensare che giocandoci Bonzi ha avuto l’onore di conoscere Leone il cane fifone! Per chiudere la serata, il nostro musicista Enry, chitarra in mano, infiamma le ugole e l’atmosfera ormai già addormentata del rifugio.

4° Giorno

Dopo una colazione razionata al centesimo, tanto che per ottenere una marmellata extra bisogna barattarla con il burro, il miele o l’immancabile patè, facciamo le ultime foto di rito e ci incamminiamo verso valle. Dal rifugio scendiamo per un breve tratto e poi puntiamo a sinistra lungo una salita con brevi tratti attrezzati che ci porta a scollinare sulla cresta che domina la Valle dei Sette Laghi. Una volta scollinato scendiamo in un paio d’ore a Planina Blato passando per boschi e pascoli. 

Chiudiamo così il fatidico anello direttamente alle macchine. Per il rientro, optiamo per una breve tappa gelato al pittoresco Lago di Bled, per poi ripercorrere la tirata fino a Clusone, dove ci aspetta a cena un’agognata (mai così tanto) pizza nostrana, anche se già il pranzo all’Autogrill ci è sembrato quello di un ristorante stellato.

Come sempre il divertimento al Trekking non è mancato e questo grazie a tutta la ciurma:  Marco,  Michela, Sacry, Albo, Bonzi,  Angelo, Enry, Anna, Miriam, Pietro, Elena, Giulio, Stefanino, Michele, Lanfra, il Boia, Luca, Romeo, Anna (aka amica Marta) Manel e Zano! Un saluto anche ai zsuens che non hanno potuto esserci e un immenso grazie, ovviamente, agli organizzatori Fabio, il nostro uomo marketing-interprete-affari internazionali; Lucone l’economo; il decano Bonzi e la Eli! Purtroppo mancano 300 e qualcosa giorni al prossimo Trekking… io nel dubbio comincerei il conto alla rovescia!

E poi… e poi basta… no, proprio basta basta no: ci vediamo al ritrovo dopo-trekking! Hola!!!

Dario

 

 

 

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